Raccontaci il tuo Festival 2017: le parole di Flavia

Era da tempo, ormai, che mi ripromettevo di scrivere: sono anni che sento l’urgenza di parlare del mio territorio, di quello che vivo e di quello che attraversa queste valli. Abito in val di Susa da quando sono nata; ogni giorno vedo fluire la sua lenta quotidianità, la sonnacchiosa vita ai piedi delle montagne, nelle piazze principali dei paesini e nelle case dei miei amici, e so che tutto ciò, probabilmente, dovrà finire: perché una valle alpina non è tale se non viene quotidianamente attraversata da uno sciame di turisti, scarrozzati a ritmo frenetico su treni ad alta velocità che, come tagli profonde, ferite piagate, lacerano questo territorio. Fin dai primi anni ’90, infatti, per adeguarsi ai nuovi progetti dell’Unione Europea per la mobilità, Italia e Francia cominciano la realizzazione di un tunnel che, aggiungendosi al già considerevole numero di arterie logistiche che attraversano la valle (due strade statali, un’autostrada, il traforo del Frejus, una linea ferroviaria storica e alcuni elettrodotti), dovrebbe garantire il trasporto merci tra i due Paesi, aggiungendo un tassello all’imponente progetto di dotare l’Europa di una rete ferroviaria al passo coi tempi, ad alta velocità, sulla quale le merci possano viaggiare veloci quanto mai prima d’ora. I costi di realizzazione di questa grandiosa opera, lunga complessivamente poco più di 67 km, si aggirano – dati della Commissione intergovernativa italo-francese alla mano – intorno ai 10 miliardi di euro, ovvero 61 milioni al chilometro. Questa esorbitante spesa sarà sostenuta per il 57,9% dall’Italia e per il 42,1% dalla Francia, con un contributo del 40% da parte dell’Unione Europea. Da adolescente comune, da futura cittadina di questo Stato mi chiedo come si possa pensare di spendere 10 miliardi di euro per un’opera del genere, quando gli ospedali e le scuole cadono a pezzi, quando non ci sono soldi per le pensioni o per la ricostruzione delle zone terremotate, quando, a scuola, mi dicono che non ci sono risorse per i corsi di recupero o per riscaldare tutte le aule, quando la disoccupazione giovanile è ai massimi storici dalla crisi degli anni ’80. Oltretutto, i costi di questa linea ferroviaria sono in continuo aumento, a causa delle speculazioni e delle infiltrazioni criminali nelle gare d’appalto. Se già questi dati mi fanno pensare che non ci sia alcun bisogno dell’ennesima, grande opera inutile, non posso non ricordarmi del fatto che, durante gli scavi del tunnel, sono state trovate tracce di amianto e di uranio, minerali estremamente tossici se dispersi nell’ambiente; i progetti di questo treno, inoltre, superano di gran lunga i limiti sanitari per l’inquinamento acustico.

Non mi piace l’idea di una grande opera inutile con costi esorbitanti e che inquina l’ambiente; non credo sia necessario l’ennesimo treno iperveloce che trasporti più in fretta le merci oltre le Alpi o nel porto di Genova: non vedo alcun futuro in questa capitalizzazione di uomini e merci, nei ritmi di vita sempre più frenetici a cui dobbiamo adeguarci. Un grande insegnamento che traggo da queste valli è proprio la necessità di ritornare ad un sistema più a misura di uomo, più soggettivo, slegato dalle logiche produttive, di controllo e di repressione: rivendico il mio diritto all’umanità, la possibilità di vivere questa valle in modo diverso, fuori dalle logiche capitalistiche disumanizzanti.