La nascita dei presidi No Tav – 2005

Nel giugno del 2005 cominciano ad arrivare le prime notizie di sondaggi propedeutici alla costruzione della Torino – Lione sul territorio della Valle di Susa.  Si apre così la stagione dei presidi a difesa del territorio. Inizialmente si tratta di semplici gazebi sui terreni definiti come siti di sondaggio, che via via si trasformano in costruzioni più stabili diventando così luoghi di socialità, confronto e condivisione, in cui si incontrano diverse generazioni.

Abbiamo intervistato Ermelinda protagonista, insieme alle altre migliaia di persone, della mobilitazione di quei giorni.

“Ho un ricordo molto forte del presidio di Borgone perchè è stato il primo. Il 20 giugno 2005 nel paese si svolge un consiglio comunale aperto in cui si decide di opporsi ai sondaggi politicamente e fisicamente. Si inizia a presidiare giorno e notte l’area in zona Maometto dove è prevista l’installazione della trivella, in questa occasione intervengono le Forze dell’ordine che si trovano di fronte centinaia di valligiani determinati a difendere quel pezzo di terra. La Questura desiste e si ritira. Nei giorni successivi dall’occupazione di questi terreni nasce il presidio permanente di Borgone.”

La pratica dei consigli comunali aperti diventa comune e popolare, ed è in questo modo che nasce anche il presidio di Bruzolo il 27 giugno 2005.

“E’ proprio qui che ho fatto il mio primo corso di cucito. Infatti in questi luoghi le persone hanno iniziato a creare e costruire qualsiasi tipo di attività, dal corso di cucito ai dibattiti politici. I presidi sono diventati dunque non solo più degli spazi fisici di difesa strategica del territorio ma luoghi in cui lo spirito è quello del confronto e della discussione tra diverse generazioni, un modo di stare insieme in maniera costruttiva.”

Due giorni dopo anche nel comune di Venaus si svolge il consiglio comunale aperto sui terreni oggetto di esproprio. Subito dopo si inizia ad allestire il presidio, che diverrà poi il centro nevralgico della lotta al Tav nei mesi successivi.

“Questo è proprio il presidio a cui io faccio riferimento e che sicuramente è legato a tutta la mia esperienza.

Avevamo capito sin da subito che era fondamentale prendere possesso del territorio prima che si insediassero le forze dell’ordine, per questo inizialmente non era un vero e proprio presidio, ma un camper del movimento che era stato acquistato tramite un’apposita campagna di autofinanziamento per poter andare nei paesi a fare controinformazione. 

Da parte del paese di Venaus non c’era grossa apertura, ma dopo alcuni giorni di informazione i cittadini hanno iniziato ad avvicinarsi e a prendere parte attiva a questa esperienza, al punto che la pro loco del paese ha deciso di contribuire alla costruzione del presidio sistemando un suo tendone sui terreni in questione.

Vivere la dimensione del presidio è stato molto divertente e arricchente sia dal punto di vista individuale che da quello della collettività. Questo perché pian piano si è andata a creare una situazione di confronto e conoscenza tra persone molto diverse, sia per età anagrafica ma anche  per le esperienze pregresse di ognuno, e ciò ha contribuito a creare una socialità e un benessere che è stata la base di quella che poi è diventata la resistenza per la difesa di quel territorio e della lotta No Tav. 

Venaus da subito è stato il più importante tra i presidi, principalmente perché era quello il luogo in cui dovevano aprire i primi cantieri, che in un secondo momento, con la modifica del progetto sono poi stati spostati nella zona della Val Clarea dove sono in attività dal 2011. In quella fase anche l’amministrazione di Venaus ha giocato un ruolo molto importante dichiarandosi sempre contraria al progetto. Nilo (Sindaco di Venaus) è sempre stato un No Tav ed sempre cercato di lavorare con il movimento provando ad utilizzare tutto quello che arrivava da questa lotta in positivo, trasformandolo in una ricchezza per il territorio.”

Oggi Venaus è entrato nella nostra Storia ed il presidio rimane a documentare quella vittoria popolare.