La Libera Repubblica della Maddalena e lo sgombero

“Il momento in cui ho realizzato che cosa stavamo costruendo li, è stato un giorno in cui avevo un turno alla barricata di Giaglione e stavo preparando un esame di geometria. Ho sollevato gli occhi dal libro e mi sono guardato intorno, e ho pensato che da dove mi trovavo fino alla barricata della centrale di Chiomonte non valeva nessun codice dello stato e in quel momento ho realizzato la grandezza della cosa.” ci racconta Mattia.

Dopo i fatti di Venaus del 2005 il Governo italiano decide di aprire un tavolo di trattativa e di dialogo che avrebbe avuto come compito quello di valutare seriamente l’utilità dell’opera, il cosiddetto Osservatorio.  A questo tavolo prende parte il governo, i sindaci e i tecnici delle due controparti. I dati nel corso degli anni mostrano la bontà delle ragioni del movimento No Tav, ma chi vuole fare l’opera non considera questi dati e va avanti per la propria strada.
Viene redatto un nuovo progetto che sposta il tunnel di base da Venaus (sostanzialmente in pianura e luogo più facile da raggiungere per gli attivisti, quindi non facilmente difendibile dalla polizia) a Chiomonte (tra le montagne, raggiungibile da sentieri e da una via principale, fuori dal centro abitato).

L’ESPERIENZA DELLA LIBERA REPUBBLICA DELLA MADDALENA

Già nell’autunno 2010 gli attivisti iniziano a prendere possesso di alcuni terreni in Val Clarea costruendo una baita-presidio, mentre nel maggio del 2011 occupano anche la zona attorno al museo e i terreni circostanti e così inizia l’esperienza della Libera Repubblica della Maddalena. Cominciano a sorgere barricate presidiate nei punti più delicati e strategici per difendere la zona da un eventuale sgombero, e tutti i giorni a tutte le ore venivano costruite diverse iniziative, lezioni di filosofia e storia, assemblee, cene, documentari e momenti di socialità.

Era presente anche una roulotte da cui trasmetteva Radio Blackout. “La Radio ha avuto un ruolo importante nella Libera Repubblica, immediatamente si è spostata in loco attraverso uno studio mobile nell’area del museo, con trasmettitore radio, pc e connessione internet permanente per far si che si riuscisse a trasmettere direttamente da li sia in streaming che in fm.”
Come ci racconta Luca: “Oltre Radio Blackout si è sperimentato in quei giorni una nuova esperienza di una radio pirata: Radio Maddalena Libera”

Ognuno aveva uno spazio per potersi esprimere e proporre iniziative e tutto era autogestito esclusivamente dal movimento No Tav.

“Già alla fine di maggio ci fu un tentativo di sgombero –  ci racconta Guido – ma siamo riusciti a farli indietreggiare e mandarli via. Verso la fine di giugno in una delle giornate tipiche della Libera Repubblica, ci arriva improvvisamente una telefonata da parte di un tizio che ci avvisava che il 27 sarebbero arrivati a sgomberarci con le ruspe.
Ci organizzammo dunque per una fiaccolata popolare la sera del 26 da Chiomonte alla Libera Repubblica, invitando le persone a fermarsi la notte per presidiare il territorio”.

LA RESISTENZA ALLO SGOMBERO 

Il 27 giugno 2011 alle prime luci del mattino arrivano migliaia di poliziotti e carabinieri e con l’uso massiccio di gas lacrimogeni al CS, sostanza vietata in guerra ma utilizzata per le operazioni di ordine pubblico, manda via i manifestanti che sono costretti a scappare sulle montagne, inseguiti.

Anche durante il giorno dello sgombero la Radio ha voluto essere presente con  un nutrito presidio di redattori che si davano in cambio per fare la cronaca in diretta, come ci racconta Luca: “Siamo rimasti fino all’ultimo, fino a che non si riusciva più a respirare a causa dei gas lacrimogeni che ormai avevano invaso tutta l’area. Trasmettere sotto i lacrimogeni è un’esperienza che difficilmente si dimentica. Tra l’altro nonostante e forze dell’ordine si siano sfogate sulla roulotte siamo riusciti a salvare hard disk e computer e trasmettiamo ancora oggi da uno studio mobile a Bussoleno con radio NoTav.”

“Quando sono arrivati abbiamo deciso di dividerci in vari punti per provare a impedire l’entrata delle forze dell’ordine. Io mi trovavo insieme a tanti altri alla barricata della Centrale idroelettrica – continua Guido nel suo racconto –  Sono arrivati tantissimi agenti in tenuta antisommossa e inizialmente hanno provato a sradicare il cancello che avevamo costruito, ma tante persone, giovani e vecchietti come me, si sono arrampicate impedendo l’azione. Io per esempio ero li attaccato al cancello ed ero pure zoppo, e con la mia stampella provavo ad impedire che venisse agganciato il cancello.
Per questo mi hanno accusato di cose ridicole insieme a tanti altri che quel giorno hanno provato a difendere la Libera Repubblica. Dopo questo momento è iniziato il lancio di lacrimogeni che ci ha costretti a scappare lungo i sentieri perchè l’aria si era fatta irrespirabile. Pensa che mi sono trovato ad un certo punto insieme ad un ragazzo  in sedia a rotelle bloccato in un sentiero che non riuscivamo nemmeno più a muoverci. Quel giorno hanno sparato migliaia di lacrimogeni al gas CS e noi siamo stati costretti ad abbandonare il luogo, ma dal giorno successivo iniziammo subito a pensare ad una risposta popolare per riprenderci il nostro territorio” .