Quattro giorni di orgoglio NoTav (video)

Quattro giorni di orgoglio NoTav attorno alla Borgata 8 dicembre a ricordare che fermarlo è possibile!
Con questo video vogliamo ripercorrere le innumerevoli attività che il Festival Alta Felicità ha proposto in questa quarta e splendida edizione.
Avanti NoTav! Fino alla vittoria!

Credit: www.kilofilmetro.com

Tavola rotonda No Tav

I mesi trascorsi ci hanno lasciato molti argomenti su cui riflettere e discutere. Ancora una volta il tema della Torino Lione si trova al centro della scena politica, l’analisi costi benefici commissionata dal governo ha bocciato sonoramente il progetto, ma dalle parti del governo nulla è cambiato fino ad oggi.

Il movimento notav in tutto questo periodo non è stato con le mani in mano e mai e poi mai ha delegato a nessuno il proprio futuro, per questo l’8 dicembre scorso abbiamo dato uno schiaffo morale (e politico) al fenomeno mediatico dei sitav e della madamine, mettendo in campo una delle manifestazioni più grandi della nostra storia nella città di Torino.

Questo risultato ha dimostrato come ancora una volta, nonostante titoloni e editoriali dei giornali, come l’ “onda Si Tav” non fosse altro che un fuoco di paglia, utile a cercare l’ennesima poltrona nella politica istituzionale.

A marzo a Roma abbiamo unito tante sensibilità, portando il tema della grandi opere inutili e imposte all’interno del dibattito sull’ambiente e sulla lotta ai cambiamenti climatici, con una manifestazione storica, enorme e ricca di futuro, che ha saputo dialogare con i tanti giovani che in questi mesi hanno manifestato nei tanti Friday for Future.

Dopo 30 anni siamo ancora qui, a difendere la nostra terra e a lottare per il futuro di tutti e tutte, senza mediazioni o accrocchi da palazzo.

Siamo sempre più consapevoli che uno dei nostri slogan principali “Fermarlo tocca a noi” sia sempre attuale e programma per il prossimo futuro.

Per questo vogliamo ragionare a voce alta e discutere assieme ai tanti e alle tante notav che parteciperanno al Festival Alta Felicità, Domenica 28 luglio alle 13.30, per unire pensieri ed energie e mettere una volta per tutte la parola fine a quest’opera inutile, dannosa ed imposta.

SABATO 27 LUGLIO IL FESTIVAL SI FERMA E VA IN CLAREA!

Sabato 27 luglio alle ore 13.30 partirà la Gita in direzione del Mostro/Cantiere di Chiomonte.

Andiamo al cantiere, andiamo in tanti e andiamoci tutti!

Ci teniamo molto a far conoscere a tutti contro cosa lottiamo da oltre 30 anni e anche come lo facciamo, tutti insieme con uno spirito che ha consentito di essere uno dei movimenti più longevi della storia recente italiana nonostante le mille avversità che abbiamo incontrato.

Sabato pomeriggio per alcune ore, il Festival Alta Felicità si fermerà per trasferirsi sui sentieri della Val Clarea.

Come lo scorso anno cercheremo di raggiungere il Cantiere di Chiomonte che continua ad essere militarizzato, e sarà un’occasione per costatare in prima persona le difficoltà che i Valsusini incontrano ogni volta che intendono percorrere quei sentieri.

CORTEO DEI RAMPINI 28/06/2015

CORTEO DEI RAMPINI 28/06/2015

La giornata del 28 giugno 2015 è entrata a far parte di quelle storiche del Movimento NoTav.

Una grande manifestazione partì da Exilles per dirigersi al Cantiere/Mostro di Chiomonte. Uno spiegamento di forze di polizia attendeva il corteo dietro alcuni jersey posizionati sulla strada per bloccare il passaggio. Qui, un gruppo di noi provò il passo in più e tentò di agganciare i betadefence con i rampini, al fine di farli cadere. Non fu possibile, una pioggia di lacrimogeni tempestò le prime file e le retroguardie del corteo, facendoci indietreggiare.

Ma la voglia di raggiungere l’obiettivo era tanta, troppa. La determinazione che contraddistingue il Movimento quel giorno si toccava con mano.

Così, dopo una pausa nel centro del paese di Chiomonte, si decise di scendere verso il ponte della centrale; anche quello bloccato da alcuni inutili jersey.

Qui avvenne il “miracolo”. Un gruppo di anziani Notav si arrampicò sul betadefence e agganciò alle reti di ferro due rampini cui seguivano lunghe corde. Tutto il corteo le prese e tutti insieme tirammo con forza. “Uno, due….” Non arrivammo nemmeno ad urlare “Tre!” che i betadefence vennero giù, come semplice polistirolo.

E mentre il corteo risaliva i tornanti di Chiomonte, un gruppo di generosi Notav scendevano per bloccare l’avanzata della polizia.

La giornata si concluse con una bella ritirata da parte della controparte.

Quel giorno tornammo a casa orgogliosi, fieri e motivati. Una volta in più la Val di Susa era nostra e noi la difendevamo con il cuore e con tutti i nostri corpi.

Era l’8 dicembre 2005 e liberavamo Venaus

Questo articolo scritto a caldo e capace di descrivere non solo la cronaca, ma le sensazioni della Liberazione di Venaus, della rabbia, della lotta, di quel sentimento irriducibile che a 13 anni di distanza ci permette di dire che siamo ancora qui e che l’8 dicembre, state sicuri, può risuccedere sempre

L’idea di riprendersi Venaus è concreta, i giorni di blocco sono stati giorni impareggiabili, e il sondaggio popolare decreta la manifestazione. Tutti sono convinti dell’utilità di una manifestazione, tutti sanno che il movimento ancora una volta ci può riuscire. E’ chiaro quello che si andrà a fare, con l’astuzia e la determinazione che contraddistinguono ormai il movimento bisogna provarci. Il giorno prima i preparativi sono frenetici, un commerciante di Rivoli che affitta e ripara generatori di corrente è un no tav convinto, e si dice disposto a donare per la causa un container per ricostruire il presidio, la nostra base logistica per reinsediarci a Venaus. Lo andiamo a prendere il giorno prima del corteo, gli facciamo fare il giro dei blocchi in statale e dovunque passa è salutato da un’ovazione.

E’ il comune di Bussoleno a mettere a disposizione il furgone che lo deve caricare e che vogliamo portare a Venaus, l’area individuata è quella del prato davanti all’ingresso del cantiere.

La manifestazione è convocata per la mattina alle 10.30 in Piazza della stazione a Susa, è la manifestazione del riscatto, siamo almeno 10.000, e chi c’è sa cosa fare, sa che questo è il corteo della svolta, oggi ci riprendiamo Venaus!

Le strade sono presidiate in maniera massiccia dalle forze dell’ordine, il bivio dei Passeggeri è chiuso da uomini e mezzi, così come la strada che da Mompantero porta a Venaus, solo Giaglione è libera. Il percorso della manifestazione è semplice e il movimento lo conosce già: l’ultima volta il 4 giugno, lo abbiamo fatto in 30.000, e quella stessa piazza l’abbiamo riempita di 50.000 no tav allo sciopero generale della Valle. E’ questo il passaporto della manifestazione, tutto questo più le botte prese nella notte di Venaus, e l’occupazione dell’ autostrada: è questo che si legge sui volti votati alla riscossa. Alcuni compagni sono giunti da fuori per partecipare a quella che sarà la Manifestazione per eccellenza.

Aprono i sindaci, davanti a loro una schiera di giornalisti e cameraman, anche loro hanno capito che oggi il movimento farà notizia, a seguire il container addobbato con il nonno combattivo della bandiera disegnato su una tavola di legno enorme, dietro ancora si apre il corteo con una talpa in gommapiuma che simboleggia gli scavi sospirati di Venaus il furgone dell’amplificazione dei comitati, il camper no tav e dietro migliaia di persone con le bandiere, i cartelli autoprodotti, e tanto coraggio.

La manifestazione si snoda in salita, alla prima curva verso Venaus ci si prepara, dietro al container i compagni si schierano: 7 scudi di plexigass, uno per ogni lettera vergata in rosso a comporre il più combattivo dei NO TAV e ai lati 2 scudi con i manifesti che chiamavano a raccolta per la manifestazione del 4 giugno, elmetti da cantiere in testa ed il pensiero rivolto al bivio dei Passeggeri, passaggio simbolico verso il cantiere, nonche il primo punto da cui hanno impedito il libero accesso a Venaus.

Dal furgone si spiegano una volta in più le ragioni del corteo, si salutano le realtà venute da fuori, e si dichiarano le intenzioni di scendere a Venaus; quando la testa del corteo giunge ai Passeggeri i sindaci contrattano il passaggio del container e di una delegazione, intorno si crea una folla incredibile che si posiziona man mano dietro agli scudi formando un’onda d’urto e tutt’intorno sulle collinette antistanti a formare quasi una curva di tifosi per la partita che da lì a poco si giocherà.

Dal furgone si continua a spiegare la situazione, “oggi siamo noi a provare a passare i blocchi, abbiamo anche noi gli scudi, spingeremo verso Venaus!”, l’intervento è accolto da applausi e grida d’incitamento, inizia la contesa, passa il container e la polizia si schiera compatta a chiudere il varco, le arieti no tav ci provano e si comincia a spingere, il contatto è determinato, la polizia carica ma non riesce ad andare oltre pochi centimetri dalla propria postazione, calci e manganelli colpiscono gli scudi e chi ne rimane fuori. Nicoletta Dosio è colpita in pieno volto da una manganellata che gli rompe il naso, la professoressa sanguina vistosamente, il corteo spinge e risponde alle cariche, volano oggetti ed è naturale che sia così. I compagni della fila di scudi sono circondati da gente che non si tira indietro, molti sono di Venaus, tutti sono lì per provarci. Non si indietreggia , la massa spinge e la colluttazione dura diversi minuti. Dalle curve sopra le collinette si scattano foto e si fanno riprese, ma soprattutto si incita a non mollare l’azione, dalla casa accanto al blocco vola qualche vaso di terracotta all’indirizzo della polizia, un anziano no tav colpisce un poliziotto con l’ombrello. E’ il momento, il corteo si divide, una parte prosegue in su verso Giaglione e si riversa giù dalla montagna per i sentieri. Tutti i punti sono buoni, inizia a nevicare quasi a rendere la coreografia della giornata di resistenza alpina perfetta, al bivio dei Passeggeri continua il fronteggiamento ma inizia a filtrare gente dai lati dello schieramento delle forze dell’ordine che ormai allo sbaraglio si aprono sconfitte. Sono migliaia i no tav che sono già al cantiere, l’area è recintata a ferro di cavallo, il prato su cui si sono costruiti i giorni meravigliosi di resistenza sono circondati da quella rete rossa che vilmente i tecnici di CMC, passamontagna calato sul volto, protetti dalla polizia, hanno piantato nel terreno durante la notte del blitz. I manifestanti si dispongono tutt’intorno alla rete, a guardar bene sembra quasi che si aspetti il segnale del via. La discesa sotto gli osceni piloni dell’autostrada, già vergati a vernice con due scritte no tav enormi, è composta da una cascata colorata di no tav, da Giaglione scendono i furgoni e il resto della manifestazione che passa vicino alla chiesa di Venaus le cui campane, ancora una volta, scandiscono i rintocchi della lotta.

Il via arriva, la rete cade sotto i piedi di chi si va a riprendere la propria terra, i no tav guidati da una bandiera issata si dirigono verso il cantiere con la polizia che indietreggia chiudendosi a testuggine. Le reti sono divelte, prese a calci persino dai bambini, la rete arancione è sequestrata e servirà poi a comporre scritte no tav sui prati antistanti. E’ una massa enorme quella che invade il prato, l’avanguardia della manifestazione intima alle forze dell’ordine la fuga, è ancora una volta la bialera a separare no tav e agenti, che disperatamente tentano ancora di disperdere la folla. Due lacrimogeni lanciati oggi non fanno di certo desistere nessuno! “Via!” è il segnale e si entra nel cantiere, lì i mezzi di CMC e LTF, lasciati incustoditi, vengono giustamente danneggiati, camper, gru e macchinari saranno resi inutilizzabili, i wc chimici formeranno una barricata verso la via interna dove gli agenti si sono ritirati.

Nel tragitto verso l’interno del cantiere vengono individuate le provviste delle forze dell’ordine che vengono requisite e distribuite tra i manifestanti. L’altra parte del prato è gremita di manifestanti, il prato del cantiere è completamente invaso, la forza pubblica è schiacciata nell’unico rifugio lasciatogli. Si schierano a difesa dell’ingresso principale, sono ridicoli, gli viene costruita una barricata in faccia laddove sorgeva il vecchio presidio, non sanno cosa fare, sono immobili e palesemente preoccupati.

Siamo ovunque, è di nuovo tutto del movimento, la gente è euforica. Nel prato si dà vita ad un comizio dove tutti acclamano la liberazione di Venaus, c’è chi la chiama la battaglia di VenausGrado in ricordo di Stalingrado, e anche il paesaggio innevato facilita i paragoni. Persino gli amministratori sono euforici, “ci siamo ripresi la dignità riprendendoci il cantiere” dice il sindaco di Venaus, “in montagna abbiamo sempre vinto” afferma il sindaco di Susa”, “A sarà düra” risponde la gente, il comizio è di tutti, la virttoria è collettiva.

Ignare le forze dell’ordine annunciano il prossimo ritiro che non avverrà, ma rimarranno mogie e schierate all’interno di quella piccola area rimastagli.

La giornata si completa calando sul prato il container, dando vita al nuovo presidio, bandiera no tav e albero di natale in cima, inaugurazione del sindaco e del più assiduo presidiante, Biagio fuochista di Venaus.

E’ sancito, Venaus è libera.

Per gli elicotteri di polizia e carabinieri rimane un’enorme scritta NO TAV fatta con la rete che hanno messo, aiutati dai manganelli, la notte del 5.

La gente di Venaus rimane sul posto, quando cala il buio in corteo si torna a Susa, la vittoria è schiacciante, il corteo è festoso e cantando Bella Ciao torna alla piazza da dove è partito, dove c’è una piccola distribuzione di viveri e bevande calde.

Nella serata una fiaccolata porterà alcune centinaia di abitanti della Val di Susa a sfilare festeggiando la vittoria tra Venaus e Novalesa.

La prima pagina dei quotidiani, la prima notizia dei tg ed ogni discussione è aperta dalla notizia “La Valle di Susa si è ripresa Venaus”, questo è il risultato di quell’8 dicembre, nel nome della dignità di un popolo che diventa comunità in lotta, che sa diventare movimento, che se serve sa come e quando combattere.

La Valle Non Si Arresta

“La Valle Non Si Arresta ” sono le parole che, nei tanti anni di movimento, abbiamo inciso nei nostri cuori. Crediamo sia un diritto manifestare la contrarietà ad un’opera inutile e dannosa, crediamo sia un dovere prenderci cura e difendere la nostra terra e con essa il futuro dei nostri figli.

La sera dell’8 dicembre, durante una manifestazione di disturbo al cantiere partecipata da centinaia di valligiani, tre compagni del movimento No-Tav sono stati arrestati.

Tre dei nostri cuori più coraggiosi e generosi; cuori grandi che solo liberi possono essere; cuori che oltrepassano le barriere, come il vento che non si può fermare.

Ad Alice, Umberto e Cesare, mandiamo tutto il nostro calore ed il sorriso migliore, con la speranza di poterli riabbracciare al più presto e con la certezza di ritrovarci insieme nella costruzione del Festival dell’Alta Felicità 2018 con lo stesso generoso impegno dimostrato nelle passate edizioni.

È con questo orgoglio nell’anima che questo pomeriggio saremo alle ore 18.00 sotto il carcere Le Vallette di Torino perché vogliamo che sentano che siamo insieme e saremo insieme sempre.

“Non si può fermare il vento, gli fate solo perdere tempo”

La Valle chiude per lotta – 6-7 dicembre 2005

Dopo lo sgombero di Venaus avvenuto la notte del 5 Dicembre, la risposta del movimento No Tav  non si è fatta attendere: la Valle è entrata in rivolta.

Il 6 dicembre nella Piazza del mercato di Bussoleno, si sono dati appuntamento tutti quelli che durante la notte erano a Venaus, gli sgomberati e i resistenti del presidio e i tanti che al mattino sono venuti a conoscenza di quanto successo. Nei volti si leggeva la rabbia e la determinazione di rispondere a quanto avvenuto.

Le scuole sono entrate in sciopero ed anche la risposta dei lavoratori e delle lavoratrici è stata immediata, scioperi spontanei sono nati ovunque.  I commercianti solidali hanno chiuso esponendo cartelli di condanna al blitz poliziesco, uno diceva “Vergogna, solidarietà ai feriti di questa notte, è questa la vostra democrazia”.

Le scuole in sciopero hanno motivato la chiusura scrivendo su una lavagna posta all’esterno “non si garantisce il regolare svolgimento delle lezioni causa i fatti gravissimi successi stanotte al cantiere”, un altro recitava “i nostri figli oggi invece di essere felici a scuola devono subire l’assedio”.

Il corteo partito dalla Piazza della stazione si è diretto verso l’autostrada, dando inizio alla giornata che paralizzò le comunicazioni di mezzo Piemonte e della Francia.  

In testa fascia al petto, il Sindaco di Bussoleno.

“Essere sindaco in quei giorni è stato molto difficile. Non è stato immediato capire come opporsi a quello che stava avvenendo soprattutto vista l’imparità delle forze in campo, da una parte un comune valligiano di 6.000 anime e dall’altra lo Stato. Quando è iniziata la nostra lotta non ci immaginavamo che sarebbe arrivata a delle forme di scontro così forte, violente, quasi mai determinate da nostre prese di posizione ma dalla ribellione alle maniere forti delle forze dell’ordine.

Dopo un attimo di sconcerto però, non abbiamo avuto paura, dicendo quello che pensavamo e facendo quello  che ritenevamo giusto, così come continuiamo a fare oggi pronti a subirne le conseguenze”.

Le ferrovie subirono la stessa sorte dell’autostrada restando paralizzate per due giorni consecutivi. Bussoleno divenne il centro della lotta con barricate ovunque, le due statali rimasero chiuse da alberi, bidoni e centinaia di persone ad ogni blocco.

Le forze dell’ordine proveranno a passare ma saranno respinte prima sull’autostrada e poi sulle statali nonostante le cariche alle barricate ed ai presidianti in prossimità di quest’ultime.

Il giorno dopo, il 7 Dicembre, l’autostrada è chiusa dal mattino presto, le barricate sono ovunque rimontate con cura, dalle statali non si passa, dopo la giornata precedente è chiaro ormai che il movimento detta le regole. La risposta della popolazione è sempre più determinata e pronta per il giorno successivo, per riprendersi Venaus!

Lo sgombero di Venaus – 6 dicembre

La sera del 5 dicembre al presidio di Venaus c’è la consapevolezza che possa essere il momento atteso dalle forze dell’ordine per tentare di riprendere con la forza i terreni sui quali deve essere avviato il primo cantiere della TAV. I turni al presidio sono serrati, molti valligiani lavorano di giorno e presidiano di notte e tutti dormono con il cellulare vicino pronti ad essere allertati.

Lungo la valle altri No Tav vigilavano l’eventuale passaggio anomalo di mezzi delle forze dell’ordine come vedette di altri tempi.

Durante la notte al cellulare del presidio arriva la comunicazione: una colonna di mezzi blindati con una ruspa sta risalendo la valle. Viene attivata la catena di telefonate, gli amministratori vengono allertati, le campane del Paese suonano per dare l’allarme ed alle barricate ci si prepara a difendere il presidio. Qualcuno grida: li abbiamo fermati una volta, proviamoci ancora. Il ricordo della battaglia del Seghino è fresco.

Alle 3.30 della notte le forze dell’ordine attaccano il presidio con una violenza inaudita. L’immagine che resterà impressa nella memoria collettiva è quella del questore Sanna sopra la ruspa che incita alla distruzione della barricata a valle, al grido di uccideteli, con i presidianti che la proteggono.

Le cariche sono selvagge e superate le barricate, dal prato, le forze dell’ordine colpiscono chiunque trovino. Chi era rimasto nelle tende viene picchiato selvaggiamente, persone anziane vengono rincorse e manganellate, molti sono i feriti. In seguito tutti i presidianti vengono spinti all’interno della baita del presidio mentre al di fuori continua la distruzione da parte degli agenti di qualsiasi cosa trovino (tende, oggetti). Le ambulanze non vengono fatte passare e le prime cure vengono prestate dentro il presidio.

Dentro il presidio lo spazio è poco, gli agenti  non vogliono far uscire nessuno, ma i No Tav resistono uscendo dalle finestre e tenendo la porta, ci sono momenti continui di spinta e qualche piccolo tafferuglio; la tensione è alta, ogni tanto giunge qualcuno malmenato preso nel prato. I presidianti della barricata più a valle, più giovani riescono ad arretrare incordonati, restituendo un immagine di orgoglio e forza nonostante la disparità di forza.

Dalla valle giungono moltissime persone che non vengono fatte avvicinare da uno schieramento dei carabinieri a valle del presidio. Quando le forze dell’ordine decidono lo sgombero dell’area scortano i presidianti fuori dalla zona del presidio ed i due raggruppamenti possono riunirsi.

Le violenze subite, l’inganno con il quale sono stati ripresi i terreni, non sono accettabili i presidianti e i No Tav accorsi riunitisi provano ancora a resistere contro gli scudi plexiglass dei carabinieri per far vedere alle truppe che nonostante tutto a sarà dura!  I momenti di scontro sono ancora molti e ci sono altri feriti gravi. I mezzi di soccorso restano ancora bloccati e per provare a farli passare i valligiani tentano di forzare nuovamente lo schieramento degli agenti.

In mezzo a questo scenario sei tecnici della CMC, con il passamontagna calato sul volto sfilano tra i presidianti schiacciati ai due lati dalla polizia. Le reti che tengono in mano saranno divelte pochi giorni dopo e in quell’area non arriveranno mai a lavorare.

Mentre sui giornali si legge la dichiarazione del Ministro Lunardi «Mi auguro che si mettano il cuore in pace tutti perché tanto l’opera si fa, i cantieri sono aperti» si decide di spostare la protesta a Bussoleno: Per giorni la Valle resterà chiusa per lotta.