4-5-6 SETTEMBRE: FINE SETTIMANA NO TAV IN VALSUSA

Quello vissuto fino ad oggi è stato un anno particolare, difficile e intenso. L’emergenza sanitaria dovuta dal Covid-19 ha stravolto le nostre vite e l’intervento delle misure di tutela imposte ha causato a tutte e tutti importanti rinunce; tra queste anche la decisione di annullare i Weekend ad Alta Felicità. Ma la voglia di incontrarsi e di continuare a far conoscere la meravigliosa esperienza di resistenza prodotta dal Presidio permanente dei Mulini, insieme alle centinaia di persone che hanno attraversato quel luogo durante tutta l’estate, ha fatto sì che decidessimo di mantenere vivi alcuni appuntamenti e iniziative.

Siamo infatti orgogliosi che artisti come Zerocalcare, Sergio Berardo ed Enrica Bruna dei Lou Dalfin abbiano deciso di non rinunciare alla possibilità di portare il loro contributo e sostegno alla lotta no tav. Così il weekend appena passato ci ha confermato come sia necessario portare avanti momenti di incontro, discussione e dibattito perché solo collettivamente possiamo trovare le risposte alle problematiche che il sistema non risolve. In un contesto quindi fumoso e poco chiaro, che dà adito a ulteriori preoccupazioni legate a una precarietà maggiormente diffusa, è per noi necessario continuare a parlare di tutela dell’ambiente, cura dei territori, salute, servizi alle persone e utilizzo dei fondi pubblici.

Per queste ragioni abbiamo contribuito alla costruzione di un nuovo fine settimana fatto di momenti di incontro, socialità e lotta. 

In particolare a partire dalle tante video-interviste fatte durante il lockdown a medici, infermieri, operatori sociosanitari, ricercatori per  fare chiarezza sull’emergenza sanitaria, abbiamo deciso di dare seguito a questo percorso partecipando alla costruzione di un dibattito che tratta tematiche legate a pandemia, ambiente e territorio.

Si comincia quindi venerdì 4 settembre alle ore 21 a Bussoleno, presso la Sala Polivalente, con il dibattito “Cura, ambiente e territorio”. All’interno dell’incontro discuteremo insieme a medici e ricercatori su emergenza sanitaria Covid-19, grandi opere e disuguaglianze sociali. 

Parteciperanno all’incontro: Dott. Guido Giustetto (Pres. Ordine dei Medici di Torino, Dott. Giuseppe Costa (Prof. Ord. di Igiene e Salute Pubblica dell’Università di Torino), Dott.ssa Luisa Mondo (epidemiologa), Dott. Mauro Occhi (Dir. Distr.5 dell’Asl To3), Dott.ssa Chiara Rivetti (Segretario Regionale ANAAO), Dott. Alessandro Ferretti (fisico nucleare del Dipartimento di Fisica di Torino).

Sabato 5 settembre alle ore 14, al Presidio di Venaus, si terrà l’Assemblea Popolare No Tav, un momento di riflessione per confrontarci insieme sull’esperienza del Presidio dei Mulini e organizzarci in vista del futuro allargamento del Mostro, il cantiere di Chiomonte.

La giornata di sabato 5 settembre proseguirà alle ore 17.30 in Piazza del Sole a Susa per l’incontro con i Tecnici No Tav sui cambiamenti che il progetto di Telt prevede per il territorio segusino.

Alle ore 19.30 l’appuntamento sarà invece al campo sportivo di Giaglione per raggiungere insieme il Presidio permanente dei Mulini per un apericena in pieno stile No Tav.

Il fine settimana si concluderà domenica 6 settembre, con un pomeriggio al Presidio permanente dei Mulini, con ritrovo alle ore 14 al campo sportivo di Giaglione.

Ricordiamo che sarà importante portare la mascherina nel rispetto delle normative e del buon senso, per tutelare soprattutto i più fragili.

SI PARTE SI TORNA INSIEME

Annullati i Weekend ad Alta Felicità

Ci abbiamo sperato e provato fino all’ultimo, ma visto l’attuale innalzamento della curva dei contagi con il conseguente nuovo decreto governativo di Ferragosto, abbiamo deciso di sospendere ed annullare l’edizione 2020 dell’Alta Felicità. Una scelta dettata innanzitutto dal senso di autotutela e di responsabilità, in un momento molto delicato, dove accanto alle legittime preoccupazioni per la propria e altrui incolumità causata da un nemico tanto subdolo quanto invisibile, il virus, si mischiano altrettanto legittimi sentimenti di rabbia e disappunto per quelle istituzioni che, invece di garantire la possibilità di una vita dignitosa, a cominciare da una sanità efficiente , perpetuano politiche criminogene e distruttive dell’ambiente e delle nostre vite, come il Tav in Valsusa, sperperando ingenti risorse per tutti a beneficio dei profitti per pochi.


Chi ci conosce e vi ha partecipato nelle edizioni precedenti sa che non è stata una scelta presa a cuor leggero, per tantissimi motivi, primo tra tutti perché l’Alta Felicità non è stato e non sarà mai un Festival come gli altri. Fin dalla sua prima edizione, al centro di tutto, abbiamo messo alcuni valori non negoziabili, a partire da quelli dall’accoglienza e dall’inclusività, proponendo una serie infinita di concerti, dibattiti, iniziative, a titolo gratuito ed accessibili per tutti, giovani e “diversamente” giovani, ed ospitando decine e decine di migliaia di persone. Lasciare indietro qualcuno (anzi tantissimi, viste le adesioni pervenute via social) per mettere in pratica una versione del Festival “compatibile” con normative adeguate ai protocolli anti-Covid (prenotazioni, accessi contingentati, dispositivi di protezione individuali, distanziamento fisico ecc.ecc.) sarebbe stata una scelta troppo dolorosa da prendere. Non tanto per quel che riguarda le questioni tecnico-organizzative annesse alla messa in sicurezza degli eventi e degli spazi, cosa che grazie soprattutto alle capacità collettive, alla partecipazione di centinaia di volontari ed alla grande disponibilità da parte dei tanti artisti che ci supportano, saremmo stati in grado di garantire.

L’ostacolo, al momento insormontabile, che ci troviamo di fronte e che stravolgerebbe radicalmente la natura stessa dell’evento, è la consapevolezza dell’uso “politico” della pandemia ed il conseguente rischio calcolato, nel malaugurato caso in cui si fosse verificato un qualche contagio durante l’evento. Non è necessaria tanta immaginazione per prefigurare le pagine dei giornali che avrebbero additato, come d’altronde stanno facendo già da un pezzo, i giovani e/o gli attivisti come dei pericolosi “untori”. Come se un padrone di una multinazionale che continua a tenere aperta la sua impresa, sfruttando la forza lavoro a discapito della loro incolumità e grazie alla complicità di governanti supini a Confindustria, possa essere messo sullo stesso piano di un gruppo di giovani che rivendica il diritto alla socialità o a quello di una famiglia che, dopo un anno terribile, vorrebbe concedersi un po’ di svago e serenità su una spiaggia, od ancora a quello di chi si trova a condurre una battaglia per difendere il proprio territorio e lo vuole fare insieme a più amici e compagni possibile.


Questa scelta, per quanto dolorosa, è necessaria. Lo è perché il Festival non è solo un momento di incontro, non è soltanto musica, divertimento e cultura, ma è parte di un processo collettivo più ampio che rappresenta una speranza per la valle in cui viviamo e per centinaia di migliaia di persone in tutta Italia. In questa strana estate sospesa tra la paura e le pressioni delle istituzioni e degli imprenditori per tornare ad una presunta “normalità” impossibile ed imposta, il movimento No Tav ha mostrato vitalità e forza, ma soprattutto ha dimostrato che si può lottare, con intelligenza e buonsenso, anche al tempo della pandemia. Anzi, che è necessario più che mai farlo proprio in questo momento in cui tutti i limiti della società in cui viviamo sono resi evidenti dal virus. E quindi mentre alcuni politicanti si spartivano la torta dei fondi destinati alla sanità, mentre gli imprenditori e le mafie si sfregavano le mani pensando a nuove speculazioni, cementificazioni, ai nuovi cantieri di grandi opere inutili e inquinanti che sarebbero stati venduti dai giornali come la panacea dei mali di questa crisi senza precedenti, mentre tutto questo accadeva, i No Tav lanciavano ancora una volta un messaggio chiaro: quello della resistenza.


Questo messaggio si è incarnato nell’esperienza del Presidio Permanente dei Mulini dove per mesi si è lottato senza sosta e allo stesso tempo si è messo in pratica un embrione di forme di vita alternative a quelle che ci stanno portando al disastro. Un’esperienza dove, nell’incontro tra il movimento No Tav “storico” e i moltissimi giovani che hanno sviluppato interesse per le tematiche ambientali e del cambiamento climatico, si è ragionato sulle traiettorie che dovrebbe avere un futuro più giusto e libero per tutti e su quali potrebbero essere i modi per metterlo in pratica. Certo il presidio dei Mulini ha rappresentato e rappresenta solo una scheggia in un panorama sociale più ampio e complicato, ma è una scheggia ben conficcata nel fianco delle lobby della speculazione, dell’inquinamento e della distruzione della natura.


Sappiamo bene che ad attenderci ci saranno giorni non facili, che l’esperienza dei Mulini è minacciata quotidianamente dalle forze dell’ordine al servizio di TELT e dal prossimo ulteriore allargamento del cantiere, ma questa estate di lotta ha permesso che migliaia di persone conoscessero e vivessero quell’angolo di Val Clarea dove la resistenza è di casa. Nei prossimi mesi sarà importante continuare a partecipare con consapevolezza ed energia a quell’esperienza, arricchirla di iniziative di lotta, culturali e di informazione per ampliare il più possibile la prospettiva e la possibilità di un futuro dignitoso, più giusto, in armonia con la natura e il pianeta… insomma un futuro ad Alta Felicità!


Come diciamo dalle nostre parti: si parte e si torna insieme! A presto!

#staytuned

#AltaFelicita’

#NoTav

Libertà per Nicoletta, Luca, Giorgio e Mattia

Nicoletta Dosio è una Compagna NoTav che da sempre si batte con anima e corpo, per la difesa dei territori e di un futuro migliore per tutte e tutti noi. L’abbiamo incontrata più volte durante le quattro edizioni del Festival Alta Felicità e ci ha sempre ricordato quanto è giusta la nostra lotta.

Professoressa di lettere in pensione, oggi ha 73 anni ed è sempre stata un esempio di determinazione e coraggio. La condanna ad un anno è arrivata recentemente per via dell’occupazione di un’autostrada nel 2012, insieme ad altre centinaia di persone, per una mezz’ora scarsa, durante giornate davvero sentite da tutta la Valle per via della caduta di Luca Abbà dal traliccio dell’alta tensione.

Nicoletta è di fatto solo colpevole di aver tenuto in mano uno striscione, insieme a lei sono stati condannati altri 11 notav per interruzione di pubblico servizio, nonostante quel giorno tutte le auto vennero fatte passare.
Il suo non essersi mai tirata indietro ha fatto sì che consapevolmente abbia scelto di rifiutare le misure alternative che l’avrebbero costretta ad essere “carceriera di se stessa”. Il suo è un gesto di Resistenza che punta il dito contro un sistema che si difende dietro la legalità, senza avere nulla di giusto.

Così da ieri sera Nicoletta si trova al carcere delle Vallette di Torino, insieme a Giorgio, Mattia e Luca.

Alle mani dello stato che attraverso Procura e Magistratura reprime i popoli in lotta, rimandiamo tutto il nostro disgusto a questi vili gesti autoritari, che sanno essere solo forti con i deboli, ma sottomessi ai potenti, come i vigliacchi.

Ma con gioia constatiamo che, nonostante negli anni abbiano sempre cercato di zittirci, la nostra lotta è arrivata ovunque e da tutta Italia sta arrivando tantissima solidarietà per Nicoletta e per tutti i compagni ancora in carcere o costretti a restrizioni della propria libertà. Tanti gli appuntamenti che sono già stati organizzati per sostenerli.
E’ importante ora più che mai andare avanti perché sappiamo di essere dalla parte della ragione e perché liberare tutti vuol dire lottare ancora!

Ora e sempre NoTav!

Di seguito il calendario con gli appuntamenti:
TORINO/VAL DI SUSA
• 31 dic Susa ore 18 presidio davanti alla caserma dei carabinieri;
• 31 dic Torino ore 24 saluto al carcere Lorusso e Cotugno;
• 1 GENNAIO BUSSOLENO FIACCOLATA DI SOLIDARIETÀ ore 18 piazza Cavour nei pressi de La Credenza

IN TUTTA ITALIA:
• 31 dic Milano, ore 12, corso Monforte
• 31 dic Mantova, ore 12,30 Porta Cerese
• 31 dic Bergamo, ore 11, prefettura via zelasco
• 31 dic Genova, ore 17,30 piazza San Lorenzo
• 31 dic Brescia, ore 10 piazza Duomo
• 31 dic Imperia, ore 17, viale Matteotti
• 31 dic Bologna, ore 14, piazza di Porta Ravegnana
• 31 dic Forlì, ore 18, piazza Morgagni
• 31 dic Firenze, ore 15,30 via Cavour
• 31 dic Grosseto, ore 11,30 piazza Rosselli
• 31 dic Viareggio, ore 15, stazione
• 31 dic Pisa, ore 12, piazza XX Settembre
• 31 dic Roma, ore 16 piazza dell’Esquilino
• 31 dic Napoli, ore 10,30 largo Berlinguer
• 31 dic Taranto, ore 11,45, Tribunale
• 31 dic Siena ore 12.30 Piazza Duomo di fronte alla Prefettura
• 31 dic Reggio Calabria, ore 17 Piazza Italia
• 31 dic Genzano, ore 17 piazza Tommaso Frasconi
• 31 dic Venezia, ore 15 stazione Santa Lucia
• 31 dic Potenza, ore 16 piazza Matteotti (piazza Sedile)
• 31 dic Cagliari, ore 15 Prefettura
• 31 dic Imperia ore 17 davanti al Comune

Quattro giorni di orgoglio NoTav (video)

Quattro giorni di orgoglio NoTav attorno alla Borgata 8 dicembre a ricordare che fermarlo è possibile!
Con questo video vogliamo ripercorrere le innumerevoli attività che il Festival Alta Felicità ha proposto in questa quarta e splendida edizione.
Avanti NoTav! Fino alla vittoria!

Credit: www.kilofilmetro.com

Tavola rotonda No Tav

I mesi trascorsi ci hanno lasciato molti argomenti su cui riflettere e discutere. Ancora una volta il tema della Torino Lione si trova al centro della scena politica, l’analisi costi benefici commissionata dal governo ha bocciato sonoramente il progetto, ma dalle parti del governo nulla è cambiato fino ad oggi.

Il movimento notav in tutto questo periodo non è stato con le mani in mano e mai e poi mai ha delegato a nessuno il proprio futuro, per questo l’8 dicembre scorso abbiamo dato uno schiaffo morale (e politico) al fenomeno mediatico dei sitav e della madamine, mettendo in campo una delle manifestazioni più grandi della nostra storia nella città di Torino.

Questo risultato ha dimostrato come ancora una volta, nonostante titoloni e editoriali dei giornali, come l’ “onda Si Tav” non fosse altro che un fuoco di paglia, utile a cercare l’ennesima poltrona nella politica istituzionale.

A marzo a Roma abbiamo unito tante sensibilità, portando il tema della grandi opere inutili e imposte all’interno del dibattito sull’ambiente e sulla lotta ai cambiamenti climatici, con una manifestazione storica, enorme e ricca di futuro, che ha saputo dialogare con i tanti giovani che in questi mesi hanno manifestato nei tanti Friday for Future.

Dopo 30 anni siamo ancora qui, a difendere la nostra terra e a lottare per il futuro di tutti e tutte, senza mediazioni o accrocchi da palazzo.

Siamo sempre più consapevoli che uno dei nostri slogan principali “Fermarlo tocca a noi” sia sempre attuale e programma per il prossimo futuro.

Per questo vogliamo ragionare a voce alta e discutere assieme ai tanti e alle tante notav che parteciperanno al Festival Alta Felicità, Domenica 28 luglio alle 13.30, per unire pensieri ed energie e mettere una volta per tutte la parola fine a quest’opera inutile, dannosa ed imposta.

SABATO 27 LUGLIO IL FESTIVAL SI FERMA E VA IN CLAREA!

Sabato 27 luglio alle ore 13.30 partirà la Gita in direzione del Mostro/Cantiere di Chiomonte.

Andiamo al cantiere, andiamo in tanti e andiamoci tutti!

Ci teniamo molto a far conoscere a tutti contro cosa lottiamo da oltre 30 anni e anche come lo facciamo, tutti insieme con uno spirito che ha consentito di essere uno dei movimenti più longevi della storia recente italiana nonostante le mille avversità che abbiamo incontrato.

Sabato pomeriggio per alcune ore, il Festival Alta Felicità si fermerà per trasferirsi sui sentieri della Val Clarea.

Come lo scorso anno cercheremo di raggiungere il Cantiere di Chiomonte che continua ad essere militarizzato, e sarà un’occasione per costatare in prima persona le difficoltà che i Valsusini incontrano ogni volta che intendono percorrere quei sentieri.

CORTEO DEI RAMPINI 28/06/2015

CORTEO DEI RAMPINI 28/06/2015

La giornata del 28 giugno 2015 è entrata a far parte di quelle storiche del Movimento NoTav.

Una grande manifestazione partì da Exilles per dirigersi al Cantiere/Mostro di Chiomonte. Uno spiegamento di forze di polizia attendeva il corteo dietro alcuni jersey posizionati sulla strada per bloccare il passaggio. Qui, un gruppo di noi provò il passo in più e tentò di agganciare i betadefence con i rampini, al fine di farli cadere. Non fu possibile, una pioggia di lacrimogeni tempestò le prime file e le retroguardie del corteo, facendoci indietreggiare.

Ma la voglia di raggiungere l’obiettivo era tanta, troppa. La determinazione che contraddistingue il Movimento quel giorno si toccava con mano.

Così, dopo una pausa nel centro del paese di Chiomonte, si decise di scendere verso il ponte della centrale; anche quello bloccato da alcuni inutili jersey.

Qui avvenne il “miracolo”. Un gruppo di anziani Notav si arrampicò sul betadefence e agganciò alle reti di ferro due rampini cui seguivano lunghe corde. Tutto il corteo le prese e tutti insieme tirammo con forza. “Uno, due….” Non arrivammo nemmeno ad urlare “Tre!” che i betadefence vennero giù, come semplice polistirolo.

E mentre il corteo risaliva i tornanti di Chiomonte, un gruppo di generosi Notav scendevano per bloccare l’avanzata della polizia.

La giornata si concluse con una bella ritirata da parte della controparte.

Quel giorno tornammo a casa orgogliosi, fieri e motivati. Una volta in più la Val di Susa era nostra e noi la difendevamo con il cuore e con tutti i nostri corpi.

Era l’8 dicembre 2005 e liberavamo Venaus

Questo articolo scritto a caldo e capace di descrivere non solo la cronaca, ma le sensazioni della Liberazione di Venaus, della rabbia, della lotta, di quel sentimento irriducibile che a 13 anni di distanza ci permette di dire che siamo ancora qui e che l’8 dicembre, state sicuri, può risuccedere sempre

L’idea di riprendersi Venaus è concreta, i giorni di blocco sono stati giorni impareggiabili, e il sondaggio popolare decreta la manifestazione. Tutti sono convinti dell’utilità di una manifestazione, tutti sanno che il movimento ancora una volta ci può riuscire. E’ chiaro quello che si andrà a fare, con l’astuzia e la determinazione che contraddistinguono ormai il movimento bisogna provarci. Il giorno prima i preparativi sono frenetici, un commerciante di Rivoli che affitta e ripara generatori di corrente è un no tav convinto, e si dice disposto a donare per la causa un container per ricostruire il presidio, la nostra base logistica per reinsediarci a Venaus. Lo andiamo a prendere il giorno prima del corteo, gli facciamo fare il giro dei blocchi in statale e dovunque passa è salutato da un’ovazione.

E’ il comune di Bussoleno a mettere a disposizione il furgone che lo deve caricare e che vogliamo portare a Venaus, l’area individuata è quella del prato davanti all’ingresso del cantiere.

La manifestazione è convocata per la mattina alle 10.30 in Piazza della stazione a Susa, è la manifestazione del riscatto, siamo almeno 10.000, e chi c’è sa cosa fare, sa che questo è il corteo della svolta, oggi ci riprendiamo Venaus!

Le strade sono presidiate in maniera massiccia dalle forze dell’ordine, il bivio dei Passeggeri è chiuso da uomini e mezzi, così come la strada che da Mompantero porta a Venaus, solo Giaglione è libera. Il percorso della manifestazione è semplice e il movimento lo conosce già: l’ultima volta il 4 giugno, lo abbiamo fatto in 30.000, e quella stessa piazza l’abbiamo riempita di 50.000 no tav allo sciopero generale della Valle. E’ questo il passaporto della manifestazione, tutto questo più le botte prese nella notte di Venaus, e l’occupazione dell’ autostrada: è questo che si legge sui volti votati alla riscossa. Alcuni compagni sono giunti da fuori per partecipare a quella che sarà la Manifestazione per eccellenza.

Aprono i sindaci, davanti a loro una schiera di giornalisti e cameraman, anche loro hanno capito che oggi il movimento farà notizia, a seguire il container addobbato con il nonno combattivo della bandiera disegnato su una tavola di legno enorme, dietro ancora si apre il corteo con una talpa in gommapiuma che simboleggia gli scavi sospirati di Venaus il furgone dell’amplificazione dei comitati, il camper no tav e dietro migliaia di persone con le bandiere, i cartelli autoprodotti, e tanto coraggio.

La manifestazione si snoda in salita, alla prima curva verso Venaus ci si prepara, dietro al container i compagni si schierano: 7 scudi di plexigass, uno per ogni lettera vergata in rosso a comporre il più combattivo dei NO TAV e ai lati 2 scudi con i manifesti che chiamavano a raccolta per la manifestazione del 4 giugno, elmetti da cantiere in testa ed il pensiero rivolto al bivio dei Passeggeri, passaggio simbolico verso il cantiere, nonche il primo punto da cui hanno impedito il libero accesso a Venaus.

Dal furgone si spiegano una volta in più le ragioni del corteo, si salutano le realtà venute da fuori, e si dichiarano le intenzioni di scendere a Venaus; quando la testa del corteo giunge ai Passeggeri i sindaci contrattano il passaggio del container e di una delegazione, intorno si crea una folla incredibile che si posiziona man mano dietro agli scudi formando un’onda d’urto e tutt’intorno sulle collinette antistanti a formare quasi una curva di tifosi per la partita che da lì a poco si giocherà.

Dal furgone si continua a spiegare la situazione, “oggi siamo noi a provare a passare i blocchi, abbiamo anche noi gli scudi, spingeremo verso Venaus!”, l’intervento è accolto da applausi e grida d’incitamento, inizia la contesa, passa il container e la polizia si schiera compatta a chiudere il varco, le arieti no tav ci provano e si comincia a spingere, il contatto è determinato, la polizia carica ma non riesce ad andare oltre pochi centimetri dalla propria postazione, calci e manganelli colpiscono gli scudi e chi ne rimane fuori. Nicoletta Dosio è colpita in pieno volto da una manganellata che gli rompe il naso, la professoressa sanguina vistosamente, il corteo spinge e risponde alle cariche, volano oggetti ed è naturale che sia così. I compagni della fila di scudi sono circondati da gente che non si tira indietro, molti sono di Venaus, tutti sono lì per provarci. Non si indietreggia , la massa spinge e la colluttazione dura diversi minuti. Dalle curve sopra le collinette si scattano foto e si fanno riprese, ma soprattutto si incita a non mollare l’azione, dalla casa accanto al blocco vola qualche vaso di terracotta all’indirizzo della polizia, un anziano no tav colpisce un poliziotto con l’ombrello. E’ il momento, il corteo si divide, una parte prosegue in su verso Giaglione e si riversa giù dalla montagna per i sentieri. Tutti i punti sono buoni, inizia a nevicare quasi a rendere la coreografia della giornata di resistenza alpina perfetta, al bivio dei Passeggeri continua il fronteggiamento ma inizia a filtrare gente dai lati dello schieramento delle forze dell’ordine che ormai allo sbaraglio si aprono sconfitte. Sono migliaia i no tav che sono già al cantiere, l’area è recintata a ferro di cavallo, il prato su cui si sono costruiti i giorni meravigliosi di resistenza sono circondati da quella rete rossa che vilmente i tecnici di CMC, passamontagna calato sul volto, protetti dalla polizia, hanno piantato nel terreno durante la notte del blitz. I manifestanti si dispongono tutt’intorno alla rete, a guardar bene sembra quasi che si aspetti il segnale del via. La discesa sotto gli osceni piloni dell’autostrada, già vergati a vernice con due scritte no tav enormi, è composta da una cascata colorata di no tav, da Giaglione scendono i furgoni e il resto della manifestazione che passa vicino alla chiesa di Venaus le cui campane, ancora una volta, scandiscono i rintocchi della lotta.

Il via arriva, la rete cade sotto i piedi di chi si va a riprendere la propria terra, i no tav guidati da una bandiera issata si dirigono verso il cantiere con la polizia che indietreggia chiudendosi a testuggine. Le reti sono divelte, prese a calci persino dai bambini, la rete arancione è sequestrata e servirà poi a comporre scritte no tav sui prati antistanti. E’ una massa enorme quella che invade il prato, l’avanguardia della manifestazione intima alle forze dell’ordine la fuga, è ancora una volta la bialera a separare no tav e agenti, che disperatamente tentano ancora di disperdere la folla. Due lacrimogeni lanciati oggi non fanno di certo desistere nessuno! “Via!” è il segnale e si entra nel cantiere, lì i mezzi di CMC e LTF, lasciati incustoditi, vengono giustamente danneggiati, camper, gru e macchinari saranno resi inutilizzabili, i wc chimici formeranno una barricata verso la via interna dove gli agenti si sono ritirati.

Nel tragitto verso l’interno del cantiere vengono individuate le provviste delle forze dell’ordine che vengono requisite e distribuite tra i manifestanti. L’altra parte del prato è gremita di manifestanti, il prato del cantiere è completamente invaso, la forza pubblica è schiacciata nell’unico rifugio lasciatogli. Si schierano a difesa dell’ingresso principale, sono ridicoli, gli viene costruita una barricata in faccia laddove sorgeva il vecchio presidio, non sanno cosa fare, sono immobili e palesemente preoccupati.

Siamo ovunque, è di nuovo tutto del movimento, la gente è euforica. Nel prato si dà vita ad un comizio dove tutti acclamano la liberazione di Venaus, c’è chi la chiama la battaglia di VenausGrado in ricordo di Stalingrado, e anche il paesaggio innevato facilita i paragoni. Persino gli amministratori sono euforici, “ci siamo ripresi la dignità riprendendoci il cantiere” dice il sindaco di Venaus, “in montagna abbiamo sempre vinto” afferma il sindaco di Susa”, “A sarà düra” risponde la gente, il comizio è di tutti, la virttoria è collettiva.

Ignare le forze dell’ordine annunciano il prossimo ritiro che non avverrà, ma rimarranno mogie e schierate all’interno di quella piccola area rimastagli.

La giornata si completa calando sul prato il container, dando vita al nuovo presidio, bandiera no tav e albero di natale in cima, inaugurazione del sindaco e del più assiduo presidiante, Biagio fuochista di Venaus.

E’ sancito, Venaus è libera.

Per gli elicotteri di polizia e carabinieri rimane un’enorme scritta NO TAV fatta con la rete che hanno messo, aiutati dai manganelli, la notte del 5.

La gente di Venaus rimane sul posto, quando cala il buio in corteo si torna a Susa, la vittoria è schiacciante, il corteo è festoso e cantando Bella Ciao torna alla piazza da dove è partito, dove c’è una piccola distribuzione di viveri e bevande calde.

Nella serata una fiaccolata porterà alcune centinaia di abitanti della Val di Susa a sfilare festeggiando la vittoria tra Venaus e Novalesa.

La prima pagina dei quotidiani, la prima notizia dei tg ed ogni discussione è aperta dalla notizia “La Valle di Susa si è ripresa Venaus”, questo è il risultato di quell’8 dicembre, nel nome della dignità di un popolo che diventa comunità in lotta, che sa diventare movimento, che se serve sa come e quando combattere.